Una generazione di santi, poeti e navigatori di siti

Voi (e con quel “voi” mi riferisco a tutti i miei coetanei, a quelli nati a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80) siete forse tra quelli che, come il sottoscritto, hanno oggi come l’impressione di sentirsi parte di una generazione dimenticata? Dimenticata dalla politica, dal mondo del lavoro, da quelle prospettive di crescita che tutte le altre generazioni che ci hanno preceduto hanno ottenuto e concretizzato? E che forse, sempre come il sottoscritto, si chiedono come mai da una genìa di ragazzini che sono cresciuti con il meglio del meglio dei cartoni animati, dei giocattoli e dei videogame in fin dei conti non ne sia venuto fuori finora niente di eclatante?

Un’impressione, dicevamo, che ultimamente è qualcosa di più. Lo stesso Presidente Monti si è espresso con parole chiare, definendo la mia come una “generazione perduta“. C’è insomma più di qualche indizio per poter dire che il libro che sto per suggerirvi in questo post potrebbe interessare molte altre persone. Oltre al sottoscritto, si intende…

Alessandro Aresu
“Generazione bim bum bam. Risposte precise a domande precise: autobiografia di 10 milioni di italiani” (Strade Blu Mondadori).
Lo potete acquistare qui…

Alessandro Aresu coglie i termini della questione appena illustrata, coniando il termine “Generazione Bim Bum Bam” (che fa da titolo al suo libro) per descrivere un gruppo di persone piuttosto eterogeneo accomunato dal fatto di essere cresciuti in qualche luogo compreso tra le Alpi e Lampedusa a cavallo degli anni ’80, in pieno boom della televisione commerciale, dei programmi-contenitore del pomeriggio e dei cartoni animati giapponesi. Una generazione di ex bambini che ora (sempre per citare una metafora dell’autore) si trova a dover fronteggiare un nuovo problema di ricambio generazionale, in un paese governato dai nonni che sembra avere quasi paura di lasciare in mano a questi “ragazzi” il destino della nazione. Un Paese ben descritto da Aresu, in cui si continua a vivere di dietrologie, in attesa di un nuovo boom economico che tarda ad arrivare e inconsapevolmente vittima di una percezione miope del mondo che sottovaluta le dinamiche economiche al di fuori dell’occidente (soprattutto quelle di una Cina che spinge alle porte dei nostri mercati per venderci beni e servizi e prestarci il denaro necessario a finanziare il nostro default). E’ in questa bagarre di gente che litiga e che si divide che i bambini della generazione Bim Bum Bam dovrebbero collaborare per “uscire dalle proprie camerette” e realizzare, “cantando tutti insieme” come ai tempi di Pollon, che il passato ormai è passato e che bisogna parlare del presente, dei problemi ancora da risolvere e di soluzioni per risolverli. Soluzioni che, Aresu ne è certo, questi ragazzi potranno derivare dai cartoni animati della loro gioventù, da quell’universo valoriale parallelo che, in fin dei conti, potrebbe anche averci inconsapevolmente salvato.

Ed è proprio facendo uso dei personaggi e delle storie dei cartoni animati giapponesi e di buona parte della produzione mediale contemporanea che Aresu riesce a parlare ai suoi lettori in maniera comprensibile per portare alla luce, con uno stile letterario tra il serio e il faceto, quelle che sono le trappole mentali in cui rischiamo ogni giorno di rimanere imprigionati.

Questo libro parla insomma di molte cose: di bambini, di nonni, di cinesi, di una nazione del sangue e del mistero, del GPL (il Grande Piano di Lobotomizzazione) teorizzato da qualcuno e di molti altri complotti nazionali e transnazionali che spesso si rivelano per lo più degli specchietti per le allodole che ci tengono lontani dai problemi veri e che per questo andrebbero ridimensionati. Aresu lo fa con eleganza: dapprima spiegandoli ed elogiandoli, per poi portarci a comprendere ciò che la nostra generazione sapeva già da tempo.

Penso di aver detto forse anche più del necessario. Perché un libro così, a mio avviso, non dovrebbe essere sintetizzato, riassunto, spiegato, ma semplicemente letto riga per riga, anche se forse (come è accaduto a me) troverete la prima parte un po’ più avvincente e scorrevole della seconda. Quello che è certo che all’interno delle 208 pagine che compongono questo volume troverete un messaggio positivo e propositivo. E di questi tempi, di cose positive e propositive, ce n’è davvero bisogno.

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