Un “antro” libro sugli anni ’80

Molti di voi (non abbastanza mi viene da dire) conosceranno Alessandro Apreda grazie al suo blog “L’antro atomico del Dr. Manhattan” che nel giro di qualche anno è riuscito a radunare attorno a se una folta schiera di seguaci (definiti, per l’appunto, “antristi“) tra i quali, lo dico a onor del vero, potete annoverare anche il sottoscritto.

Ma non è certo per piaggeria o per una sorta di qualsivoglia riconoscenza nei suoi confronti che vado di seguito a dire la mia su questo libro che ho preso tra le mani qualche giorno fa e che, come forse accadrà anche a voi con le cose che vi piacciono, si è rivelato più breve del previsto.

In fondo 124 pagine (benché scritte con un font piuttosto grande, a misura del lettore medio di queste narrazioni che si avvia ormai verso gli “anta”) non sono neanche poche, tenendo conto che (per fare un esempio) con “L’uomo senza qualità” di Musil sono arrivato grossomodo a pagina 30 e da li non mi sono più mosso. E mettiamoci pure che con la scusa di queste recensioni a volte capita di fare quello sforzetto notturno in più per scavallare al capitolo successivo prima di ritrovarsi la mattina seguente con il libro sulla faccia. Ma sarebbe riduttivo pensare che sia solo questo…

Alessadro Apreda - Per il potere di Grayskull (Limited Edition, 2014).

Alessadro Apreda
(alias il Dr. Manhattan)
Per il potere di Grayskull
(meraviglie e mostruosità degli anni 80)

(Limited Edition, 2014)
Lo potete acquistare qui…

Così come sarebbe riduttivo pensare che questo sia il solito libro sugli anni ’80, la classica e ben architettata speculazione a danno di chi quegli anni li ha vissuti e che ora si trova con quella sorta di nostalgia Canalis® (così come ama definirla Apreda) per una decade indimenticabile per tanti motivi.

Motivi che Apreda individua con una precisione chirurgica, all’interno di capitoli che fanno un po’ il verso a quel “Dizionario delle cose perdute” di Guccini che proprio in questi giorni sta mietendo consensi da parte della critica e del pubblico dei lettori, causando non poche grane al nostro autore.

Ad ogni modo, non si può dire che questo sia un libro sugli anni ’80 buono per tutti e per tutte le stagioni. Non è il classico filmatino di Youtube della serie “Noi che…” che chiama in causa tutti, uomini e donne, nonne e bambini e che da spazio a qualsiasi cosa partorita in quell’epoca con la stessa enfasi e concedendogli lo stesso minuto di celebrità. Perché, diciamocela chiaramente, il Commodore 64 era una cosa, il cubo di Rubik e il Cicciobello un’altra. E non c’era assolutamente gara.

Da questa gara sono dunque squalificati in partenza non solo i genitori ed in generale gli adulti dell’epoca (ridotti a meri elementi del contesto) ma anche e soprattutto le bambine (oggi già riconducibili al rango di MILF) che rispetto ai bambini ed adolescenti degli anni ’80 sembrano aver avuto un infanzia parallela e non condivisa, passata a giocare con le loro cose nel ghetto delle femmine, rimuginando una vendetta che anni dopo sarebbe arrivata con gli interessi…

Per il potere di Grayskull” quindi, pur a scapito di alcune (molte) copie in meno, ambisce a parlare dritto al cuore e alla mente dei maschietti italiani degli anni ’80, che nel corso del racconto ritroveranno i feticci di un epoca spensierata tramite i quali i ricordi (anche se risulta un po’ scontato dirlo) riaffioreranno copiosi come petrolio nei giacimenti dell’Arabia Saudita.

Ma al di la di tutto, quello che colpisce è constatare che forse la generazione di quegli anni è stata tra le prime a subire l’omologazione del mercato di massa che nel nostro Paese ha causato l’abbandono e la perdita di una buona fetta di cultura popolare. Pur essendo infatti molto meno autobiografico del suo precedente lavoro “Inseguendo un Super Santos verso l’infinito“, in “Per il potere di Grayskull” l’infanzia di Apreda da ragazzino dell’Italia del Sud (che fa capolino di tanto in tanto) non si discosta poi così drammaticamente nei ritmi e nelle consuetudini da quella di un suo coetaneo del Nord, dando al lettore come l’impressione che quella volta, in quel campetto di pallone dove giocava con i suoi amici, ci fosse anche lui.

Questo fenomeno, unito ad uno stile narrativo efficace (frutto soprattutto dell’inserimento costante di riferimenti, precisazioni ed approfondimenti che il lettore si aspetta di trovare) fa di questo libro un testo godibile che riuscirà a strappare al lettore lacrime in misura inversamente proporzionale rispetto alle tante risate che si possono fare ripensando a quei tempi ed al fatto che “si, era proprio così…”.

Degne di nota anche le postille che l’autore dispensa al termine di ogni capitolo, in una sorta di raffronto tra ieri ed oggi. L’occasione, ancora una volta, per riflettere a fondo su che cosa ci siamo lasciati alle spalle per inseguire i nostri sogni.

Due pecche infine da segnalare: l’assenza, mi auguro momentanea, di una versione hard cover (che per i feticisti del libro impone una serie di riti di purificazione ed abluzione atti a non rovinare il prezioso involucro e l’impaginato) e un refuso di stampa a pagina 104 verso la fine dell’ottava riga nella versione Atomica in mio possesso (una nota numero 3 il cui dettaglio non è stato mai rinvenuto dallo scrivente). Roba da precisini della fungia®.

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