Umanesimo imprenditoriale: un pensiero nel cassetto…

Come può un pensiero rimanere chiuso in un cassetto per poi tornare dopo più di sessant’anni ad essere di grande attualità e contemporaneità? La collana Humana Civilitas (di cui questo libro fa parte) costituisce di per se la risposta a questo interrogativo.

Al termine delle vicissitudini che dal 1946 ai giorni nostri hanno coinvolto lo storico marchio della campana, la casa editrice Edizioni di Comunità (oggi di nuovo sotto il patrocinio della Fondazione Adriano Olivetti) torna a parlare e a far parlare uno dei più grandi imprenditori italiani dell’era moderna. Un uomo che ancora oggi è considerato come lo Steve Jobs tricolore, una persona tanto geniale quanto illuminata che ha indicato la via verso un capitalismo sostenibile, capace di coniugare le esigenze della produzione con quelle degli uomini e dell’ambiente che di quella produzione hanno rappresentato e rappresentano tuttora il contesto prima ancora che le risorse. E laddove normalmente il contesto viene considerato con un accezione negativa (ossia come un vincolo) a differenza delle risorse (intese invece come fattori di produzione), il paradigma di Olivetti stravolge questa concezione della realtà, derivando l’impresa dal contesto, asservendola in qualche modo a quest’ultimo come conditio sine qua non per l’efficienza e la generazione di un profitto che nell’impresa deve essere reinvestito in nuove idee, di nuovo a beneficio del contesto che ha permesso all’impresa di operare.

È in questo modo che l’impresa diventa una “fabbrica di bene“, così come recita il titolo di questo libro che raccoglie due scritti di Adriano Olivetti. Brevi stralci di un pensiero che ha portato alla fondazione nel 1947 del Movimento Comunità e che in quegli anni ha rappresentato un tentativo di rinnovamento significativo all’interno del panorama politico-sociale dell’Italia del dopoguerra.

Adriano Olivetti - /

Adriano Olivetti
Le fabbriche di bene
(Edizioni di Comunità, 2014)
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Ma al di la dell’assonanza di alcuni termini con quelli utilizzati nell’attuale frangente, c’è di fondo la richiesta da parte di molti di un ritorno ad un umanesimo nelle questioni politiche, economiche e finanziarie che rende le parole di Adriano Olivetti così moderne ed attuali, a fronte dei fallimenti delle forme endemiche di capitalismo. Assistiamo dunque a quella che Gustavo Zagrebelsky nella sua presentazione definisce come una Olivetti-renaissance, al riesame cioè di certe teorie che il boom economico ed altri fenomeni contingenti avevano considerato con una certa superficialità, nella fretta di un sistema economico (quello italiano) in piena fase di accelerazione.

Per chi non conosce Adriano Olivetti e la sua storia questa sarà dunque l’occasione per potersi confrontare con alcuni dei principi che hanno dato vita al Movimento Comunità (esposti nel primo intervento dal titolo “L’industria nell’ordine delle Comunità“) oltre che per osservare da lontano (nel discorso dal titolo “Dovete conoscere i fini del vostro lavoro”) le storie che hanno permesso alla fabbrica Olivetti di sopravvivere alla guerra preservando quanto di buono il suo creatore Camillo (padre di Adriano) aveva costruito, in una visione mirata al progresso della fabbrica e della sua comunità che si è poi sostanziata nei tanti progetti (dalla formazione ai figli degli impiegati e degli operai, agli asili nido per i dipendenti fino al fondo di assistenza per le madri lavoratrici) che hanno fatto entrare la Olivetti nella storia delle imprese di successo.

Per gli altri invece, la lettura di “Le fabbriche di bene” potrà costituire un valido pretesto per rispolverare il pensiero di Olivetti, non solo grazie alla rivisitazione del lessico e della sintassi operata dall’editore, ma anche e soprattutto grazie al prezioso contributo di Zagrebelsky che permette di individuare non solo i temi principali esposti in questi due scritti, ma anche di calarli nel contesto attuale traendone dei notevoli spunti critici.

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