The pearl after the Pearl Jam

Questa, più che la recensione di una mostra, è la cronaca di ciò che è seguito ad uno dei concerti più memorabili cui abbia assistito. E come Cenerentola, passata la mezzanotte, spenti i riflettori e smontato il palco, ciò che rimane, oltre al fischio nelle orecchie, è questa specie di scarpetta di cristallo:

il biglietto del concerto dei Pearl Jam a Milano

La data di Milano dei Pearl Jam è stata a dir poco sensazionale. A distanza di vent’anni dal debutto ufficiale della band, la riproposizione in scaletta di gran parte delle canzoni contenute all’interno di “Ten” (il loro album di esordio) ha mostrato ai fan della band di Seattle che Vedder e soci, nonostante la strada finora percorsa, hanno ancora benzina nel serbatoio.

Una lunga strada piena di date, fatti e persone che hanno segnato la storia del grunge, e che questa mostra fotografica dal titolo “Five Horizons” ripercorre idealmente a beneficio dei suoi visitatori. Un evento particolarmente interessante per una serie di motivi.

La locandina della mostra fotografica dei Pearl Jam

Anzitutto perché si tratta della prima esposizione fotografica internazionale dedicata ai Pearl Jam. Ma al di la dell’ufficialità e dei primati, a questa mostra va riconosciuto anche il merito di essere stata organizzata nel posto giusto al momento giusto.

L’allestimento dell’esibizione presso i locali della Dancehaus, all’interno di un complesso industriale nel cuore di Milano, rappresenta lo sfondo ideale per immortalare le vicende dei cinque musicisti americani. I pannelli neri contrastano con i muri bianchi di mattoni grezzi in una specie di pogo visivo accompagnato dalle note dei Pearl Jam in sottofondo, ed il ritmo degli scatti (così come la disposizione degli stessi nello spazio) è sapientemente calcolato. Al resto ci pensano le didascalie, che permettono anche al visitatore meno informato di conoscere la storia di ogni singolo scatto, che insieme agli altri presenti in sala contribuisce a formare un’ideale linea del tempo in cui tutti gli elementi di questa storia straordinaria trovano un senso compiuto.

Degne di nota anche le serigrafie commemorative a tiratura limitata ad opera di Malleus Rock Art Lab (ne avete vista una qualche riga più sopra) che costituiscono una valida alternativa nel novero dei gadget e memorabilia acquistabili all’interno della mostra.

Al termine di questo viaggio tra la musica e le immagini quello che rimane è un certo senso di nostalgia per un periodo memorabile del rock, che come spesso accade per molte altre cose si finisce per apprezzarle di più quando diventano storia e finiscono sui muri di un museo.

La mostra è ormai terminata. E forse chissà quando sarà possibile rivederla di nuovo da queste parti. Per quanti se la fossero persa, vi rimando a questa gallery che contiene alcune immagini tratte da vari siti che si sono occupati di pubblicizzare l’evento. Come sempre il consiglio è quello di recarsi di persona a certi eventi. Perlomeno fino a quando Internet continuerà ad essere un’esperienza bisensoriale e bidimensionale.

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