Super Flemish (by Sacha Goldberger)

What if Superman was born in the sixteenth century?
And what if the Hulk was a Duke?
How might Van Eyck have portrayed Snow White?



Finora da queste parti si è sempre parlato di arte solo in prima persona, e quando si è recensito qualcosa legato all’arte lo si è fatto focalizzandosi sul contenitore più che sul contenuto, sul curatore più che sull’artista.

Una delle intenzioni di questo angolo di web è però quella di parlare dell’arte e della bellezza dell’ingegno umano sotto tutti i punti di vista. Quindi anche e soprattutto con un occhio a quelle forme artistiche e a quegli artisti che non ho avuto il piacere di osservare di persona ma che sono capaci di stupirmi anche dalla pagina di un libro o dallo schermo di un computer.

Ma bando alle noiose prolusioni. Inauguriamo questa sezione legata all'”arte degli altri” con un fotografo francese di nome Sacha Goldberger. Tra i tanti lavori che questo artista dell’otturatore ha prodotto ed esposto c’è una serie di scatti intitolata “Super Flemish” che per la prima volta mette insieme due mondi apparentemente distanti: quello dei supereroi e delle figure della fantascienza moderna immortalati con l’occhio e l’estetica della pittura fiamminga a cavallo tra il ‘500 ed il ‘600.



L’esperimento fa il paio con un’altra serie di scatti (probabilmente precedente) dal titolo “Peinture Flamande” in cui, a differenza del lavoro successivo, forma e soggetto hanno una coerenza stilistica. In questi la scelta del mezzo rappresenta il vero elemento di discontinuità che permette di apprezzare l’abilità dell’artista nel fare suoi dei codici classici coniugandoli perfettamente con più moderno linguaggio fotografico.

In “Super Flemish” Godberger fa un ulteriore passo avanti, prendendo come spunto quel “desiderio per il mito” (così come da lui stesso definito) che accomuna l’esigenza dei ricchi committenti cinquecenteschi di essere immortalati all’interno di un quadro all’inevitabile destino dei supereroi di finire sulle prime pagine dei giornali. Il risultato sono delle immagini singolari, in costante equilibrio tra l’epico e il ridicolo, dalle quali emergere un’attenzione quasi maniacale per i dettagli dei costumi e per la scelta delle pose che contribuisce a rendere questa contaminazione verosimile ed accattivante.

Ad ogni modo, giudicate voi stessi:

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