Siamo quello che guardiamo

La critica televisiva, a differenza di quella artistica, è spesso considerata un esercizio scientifico di second’ordine, vuoi per l’oggetto d’analisi che è sotto gli occhi di tutti (e che quindi non richiede da parte dello spettatore una sorta di erudizione sul prodotto televisivo) vuoi per l’impossibilità di stabilire un canone estetico condiviso che separi in modo netto ed inequivocabile i generi “alti” dalla spazzatura.

Il problema forse deriva proprio da questo. Dal fatto cioè che la critica televisiva (per come la conosciamo noi profani) si sia sempre occupata di esaminare il contenuto esulando dal contenitore. Un po’ come del resto avviene quando osserviamo un quadro, senza soffermarci più di tanto sulla cornice che lo racchiude (a volte più preziosa e singolare del dipinto stesso).

Questo saggio di Freccero opera esattamente in direzione opposta, concentrandosi cioè sulla critica del mezzo televisivo e analizzando l’evoluzione dei contenuti in funzione dei limiti e delle potenzialità di quest’ultimo.

Carlo Freccero - /

Carlo Freccero
Televisione
(Bollati Boringheri, 2013)
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Per chi non ha mai frequentato una lezione allo IULM, questo libro rappresenta una buona occasione per potersi accostare al tema della critica televisiva, offrendo dapprima un quadro sistematico di analisi ed illustrando quelle che sono le principali teorie e testi di riferimento, per poi proseguire con una scansione cronologica delle principali tappe evolutive della televisione italiana, comparando l’esperienza nazionale con quelle d’oltralpe e con il modello americano che nel tempo si è imposto come paradigma di riferimento.

Ma nel libro di Freccero non c’è solo questo. C’è anche il reportage (da parte di chi la televisione l’ha creata e l’ha vissuta) di un singolare frangente storico-politico in cui il passaggio da un medium (rappresentato dalla carta stampata) ad un altro (la televisione, per l’appunto) segna una frattura epistemologica che non solo cambia il nostro modo di raccontare il presente ma che di fatto lo condiziona, cambiando la nostra visione del mondo, i nostri assiomi filosofici, il nostro modo di concepire la società e noi stessi al suo interno.

La televisione quindi vista non tanto come un parto della società moderna, bensì al contrario la società (nelle sue forme di organizzazione economica e politica) vista come conseguenza dell’utilizzo di un nuovo medium.

Da qui la contestazione verso qualsiasi forma di iconoclastia che vorrebbe riempire la televisione di contenuti diversi (ritenuti migliori) rispetto a quelli attuali, e la constatazione dell’inconsistenza della denuncia di una deriva sociale causata non tanto dal misuso del mezzo televisivo quanto proprio dal suo utilizzo.

L’affermazione del concetto di maggioranza come verità, di primato della ricchezza e del consumo sulla cultura, il passaggio dal moderno al postmoderno, dall’edonismo reganiano al berlusconismo italiano. Sono tutti temi che Carlo Freccero affronta in questo testo con il rigore di un accademico e l’esperienza di un leader, mettendo in evidenza fenomeni di grande attualità ed individuando delle direzioni verso le quali la nuova galassia multimediale (che alla televisione affianca la Rete) potrebbe ragionevolmente tendere.

Televisione” rappresenta dunque un punto di arrivo per capire a livello sociologico dove siamo e come ci siamo arrivati, ed al contempo un punto di partenza per approfondire un tema troppo spesso affrontato con l’approssimazione di chi, trovandosi nell’occhio del ciclone, non riesce a percepire la tempesta in corso.

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