La vita è nel frattempo

Tutti (chi più chi meno) hanno uno scrittore che, a loro insindacabile giudizio, è da considerare lo scrittore della propria generazione. Un artista letterario che meglio di altri ha saputo narrare le storie, le mode e la filosofia di un gruppo di persone inserite in un determinato contesto storico e geografico (l’Italia degli anni ’80, per esempio). Normalmente il proprio.

Anche io ho i miei scrittori generazionali di riferimento. Penso per esemprio ad Enrico Brizzi, ad Alessandro Apreda (che non è propriamente uno scrittore ma che ha pubblicato dei libri), Alessandro Aresu (di cui vi ho già raccontato qualcosa qui) o Marco Pellitteri (da considerarsi più un sociologo che uno scrittore). Per non parlare di tutti quei musicisti che hanno scritto biografie come Max Pezzali o Lorenzo Cherubini. Scrittori generazionali perché di quella generazione hanno fatto parte e ne hanno condiviso il cammino piuttosto che osservarla dall’esterno e trarne asettici giudizi.

Oggi però ho scoperto di avere a mia disposizione (anche un po’ a mia insaputa) qualcosa di più di uno scrittore generazionale. Ma andiamo per gradi.

L’incontro con il libro che vi sto per presentare è stato piuttosto inconsueto. Di solito un libro si incontra in televisione durante un break pubblicitario o una promozione in un talk show, oppure per caso sulla mensola di una cameretta o in bella vista nell’espositore di una libreria. A volte lo si va a scovare nell’ordine apparente di una biblioteca o di un motore di ricerca su Internet. Il libro di cui vi sto per parlare invece l’ho incontrato perché ho incontratro dapprima il suo autore.

Conoscevo già Beniamino Cavalli nella sua veste di letterato professionista. Quello che però non avevo ancora fatto era concedergli del tempo per apprezzare la sua opera. E col senno di poi, diciamoglielo, avrei potuto farlo prima.

Anche se, dopotutto, è stata proprio questa mia mancanza (sottolineata al momento giusto, mentre l’autore mi autografava il suo tomo) a dare la spinta necessaria per poter completare la lettura di questa sua ultima fatica nel tempo record di due giorni. Proprio io, che per leggere un libro per bambini posso impiegare anche mesi. E non tanto perché non sappia leggere, quanto perché mi è difficile trovare il momento giusto per farlo.

Ma non divaghiamo troppo. Qualche riga più sopra stavamo parlando di scrittori generazionali. Ebbene, Beniamino Cavalli rappresenta per me qualcosa di ancora più prezioso, che pochi tra noi possono vantare di avere: uno scrittore di quartiere.

Beniamino Cavalli - /

Beniamino Cavalli
“La vita è nel frattempo” (Italic/Pequod)
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In questo “La vita è nel frattempo” Cavalli non solo riesce a tirare fuori il racconto godibile di una serie di episodi che gli sono accaduti nell’arco di questi ultimi 36 anni, strappando a più riprese una risata al suo lettore, ma ci consegna anche una serie di riflessioni su cose che forse, troppo spesso, non consideriamo o diamo per scontate, facendoci riflettere su quanto ci è capitato e quanto ci sta capitando, con una forte contestualizzazione sul momento attuale alla luce del proprio retaggio generazionale. Detto in termini più semplici, ci aiuta a capire chi siamo e chi vogliamo essere. Non male dopottutto per un libro che si vende (solo apparentemente, badate bene) come un racconto semiserio della vita del suo autore.

Un racconto al quale, non posso negarlo, mi sento di aver partecipato, di averlo attraversato in alcuni momenti. Specie quando si parla dell’adolescenza del nostro. Ma non è solo questo che mi ha portato così in fretta a finire un libro che, per quanto mi riguarda, avrebbe potuto avere il triplo delle pagine e non mi avrebbe parimenti annoiato. Nella narrazione di Cavalli c’è un po’ di quel fabiovolismo (passatemi il neologismo) che in fondo ci piace così tanto. Quel parlare di myricae, delle piccole vicissitudini della vita in cui la gran parte di noi si identifica. Il tutto però con un tatto, un garbo ed un’educazione che, permettetemi di dire, è difficile riscontrare in altri autori. Educazione che non vuol dire censura e che anzi è espressione fedele del carattere del narratore. Che di tanto in tanto lascia trasparire un po’ della sua anconetanità, ma con una discrezione tale da non scoraggiare il forestiero che approcciasse questo libro. Quel tanto che basta ad ogni modo per immaginarti la scena e ritradurla nella tua mente nel dialetto del posto.

Consiglio di leggere “La vita è nel frattempo” dunque non solo a quelli che conoscono Beniamino Cavalli o più in generale Ancona e gli anconetani, ma anche a chi (come Cavalli del resto) è cresciuto in Italia negli anni ’90 ed oggi si trova a fronteggiare le sfide di un mondo sempre più veloce, che forse non ci permette di apprezzare appieno quello che viviamo, mettendoci spesso in attesa di qualcosa di grande che dovrebbe arrivare. Facendoci trascurare il fatto che la vita, proprio come dice Cavalli (e John Lennon prima di lui) sta proprio nell’attesa. E che proprio l’attesa (come ha saputo fare egregiamente Beniamino) merita di essere raccontata per trarne qualche prezioso insegnamento.

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