Genio politecnico

Visitare il Museo del Novecento a Milano è in ogni caso un’esperienza memorabile, che va fatta almeno una volta. Non fosse altro che per contrastare quello strano ed inspiegabile impulso masochista che a volte ci porta a prendere aerei, treni e navi per raggiungere l’altro capo del mondo e vedere un quadro di Fontana, quando a pochi chilometri di distanza possiamo passare un pomeriggio infrasettimanale in tutta tranquillità ad ammirarne un’intera collezione (oltre che una serie di inedite e suggestive installazioni) immersi nella splendida cornice di piazza Duomo.

Ma a parte ciò, se avete già in mente di fare un salto da quelle parti, il mio consiglio è di farlo entro il prossimo 7 Settembre. In questo periodo infatti, il museo offre ai suoi visitatori l’opportunità di concludere il consueto (ma mai scontato) tour con una mostra (anzi due) dedicata a Bruno Munari, designer ed artista che forse più di altri è l’emblema di un secolo (quello appena trascorso) così turbolento, rivoluzionario e poliedrico.

La locandina della mostra di Bruno Munari al Museo del '900 di Milano

O, se preferite, politecnico, mutuando il termine dal titolo della mostra (“Munari Politecnico” per l’appunto) che affianca alla produzione artistica del designer (già parte della collezione della Fondazione Vodoz-Danese di Milano) una serie di opere, poste a margine del percorso, di artisti che a Munari si sono ispirati o che lo hanno affiancato nalla sua iperbole esistenziale.

Un aspetto che vale la pena sottolineare (e che probabilmente non troverete nelle brochure ufficiali dell’evento) è la presenza di un’insolita audioguida, che in poco più di 27 minuti e senza ulteriori pulsanti da schiacciare si propone come utile sottofondo durante la passeggiata. 27 minuti (e 4 euro a mio parere ben spesi) nei quali Bruno Munari, grazie ad un collage di registrazioni dal vivo che sembrano quasi prodotte ad hoc per l’evento, descrive se stesso e le sue opere, mettendo l’accento proprio dove immaginiamo lo ritenesse opportuno.

Una mostra che valorizza al meglio il contributo di Munari all’arte ed alla cultura del ‘900, da vedere in combinata con i suoi oggetti di design esposti in Triennale. Occasione, anche questa, per ammirare il dialogo tra arte, creatività e gioco che fin dall’inizio e in ogni ambito del suo agire Munari ha posto in essere. Nei libri illeggibili, nelle macchine inutili, nelle forchette parlanti, nelle sculture da viaggio. In questi ed in molti altri artefatti (che avrete modo di osservare da vicino durante la vostra visita) si nasconde il genio di un uomo che con ha osservato il mondo con l’innocenza di un bambino, rapportandosi con la natura e l’animo umano in modo da farne scaturire oggetti nuovi. Oggetti che chiedono a chi li osserva un adesione completa ed incondizionata alle proprie regole per poterne comprendere appieno la funzione e l’essenza fondamentale.

Parimenti interessante (soprattutto per chi già conosce Munari) la mostra fotografica dal titolo “Chi s’è visto s’è visto“, che grazie ai contributi di Ada Ardessi e Atto riesce a fornire una collocazione precisa nel tempo e nello spazio all’artista ed alle sue opere, facendo emergere con maggiore evidenza quei tratti della persona e del suo carattere che si possono solo intravedere leggendone i suoi racconti e poco più che immaginare osservandone la sua produzione.

Uscendo dalla mostra si ha come l’impressione non soltanto di aver visitato l’atelier di un’artista, ma anche di averlo conosciuto, di averci parlato. Di essere entrati, anche se per poco, nel suo mondo. E di esserne usciti, immancabilmente, cambiati.

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