Dalí e la rotazione della ballerina

We went to Bali saw God and Dali
So mystic surrealistic

(Queen – The Miracle – “Was it all worth it”)

Dalí mostra Milano

Di una cosa sono convinto dopo aver visitato questa mostra. Che se Dalí fosse nato una ventina d’anni dopo, probabilmente sarebbe riuscito a lasciare una traccia del suo genio artistico anche sul web. Che non sarebbe rimasto indifferente a questa forma di comunicazione, cosí come non lo è stato nei confronti della televisione e del cinema. Che avrebbe dato vita ad un’ennesima sublime contaminazione tra media e surrealismo, come già  aveva fatto nel 1946 con Walt Disney, nel cortometraggio “Destino”.

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Questa mostra (che mancava da 50 anni in Italia) non tradisce le aspettative di chi l’ha attesa cosí a lungo, permettendo al visitatore munito di audioguida di scoprire le tante (e per me insolite) sfaccettature di un Dalí attratto dalla scienza, ossessionato dall’atomo, appassionato di stereoscopia, attratto e a tratti repulso dalla religione, istrionico e casalingo, legato alla sua Gala, musa ed ispirazione delle sue opere.

A parlare per il maestro ci sono i filmati e le frasi disposti lungo le quattro sale che descrivono la narrazione del sogno di Dalí. Ma soprattutto ci sono le sue tele, le sue sculture, e la ricostruzione della prima installazione surrealista che si può toccare con mano, sedendovicisi addirittura al suo interno.

I quadri di Dalí in più di un’occasione mi hanno riportato con la mente alla precedente esposizione a Palazzo Reale di Magritte. Il loro dualismo, che coinvolge entambi gli emisferi cerebrali e sfida a guardare al di la del paesaggio e della rappresentazione, permette di cogliere chiaramente il messaggio di un uomo che ha vissuto e interpretato tutto il ‘900, testimoniandone l’incredibile e turbolenta evoluzione. C’è confusione e silenzio, nel continuo richiamo al mare ed ai luoghi della sua terra natale. E c’è la modernità  che rimane tale anche grazie al richiamo ricercato ai classici.

Salvador Dalí – Le tre età  (1940)

Interpretare un’opera di Dalí per certi aspetti è come cercare di individuare in maniera univoca la rotazione della ballerina della famigerata illusione ottica. Dipende dalle proprie attitudini e dal proprio coinvolgimento. E più la si osserva più ci si accorge che, come generalmente accade nell’arte contemporanea, la difficoltà  nell’imporre un’interpretazione univoca a certe opere sta proprio nella genialità  dell’artista, che si fa da contenitore ed illustratore della nostra interiorità  nei confronti dei suoi sentimenti.

La ballerina gira in senso orario o antiorario? L’illusione ottica della ballerina determina la prevalenza di uno dei due emisferi cerebrali da parte del soggetto che la osserva. Per saperne di più potete cliccare su questo link…

Un pensiero a proposito di “Dalí e la rotazione della ballerina

  1. Dalì mi è sempre piaciuto, sin da quando ero piccolo: osservare le sue tele era come giocare a fare l’investigatore, per scoprire figure nascoste, effetti ottici, realtà celate nella finzione. Quando poi visitai il museo permanente di Figueres, suo luogo natale, scoprii tutto il suo eclettismo, che lo portava ad esplorare ed interpretare ogni aspetto della modernità. Ricordo che rimasi sconcertato davanti ad una particolare installazione: un’automobile d’epoca parcheggiata nel giardino interno. Un finestrino rotto (atto vandalico o parte dell’opera… boh?), all’interno due manichini travestiti da dama e da chauffeur, l’autoradio accesa che trasmetteva musica anni ’30… sembrava di vivere dentro una fotografia, l’immagine decadente e malinconica di una prima metà del novecento fatta di miti ed opulenza. Una sensazione mista di morte e nostalgia… da brividi!

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