Desueto, inconsueto, recuperabile…

L’impresa stavolta è ardua. Non tanto per la caratura morale ed intellettuale dell’autore di questo libro, e neanche per la profondità dei pensieri in esso contenuti, quanto invece per l’encomiabile lavoro svolto da chi si è preso la briga di scriverne la sinossi sulla seconda di copertina.

A costui va il merito di aver sintetizzato in poche righe ed efficacemente tutto quello che c’era da dire su Guccini, sulle sue opere letterarie precedenti, sul contenuto della presente e sullo stile che la contraddistingue. Ogni parola aggiunta in questa sede risulterebbe perciò ridondante e non degna di essere letta con l’attenzione che gradirei gli fosse tributata.

Vi chiedo dunque la cortesia di recarvi in libreria per verificare quanto vi ho appena detto. E magari, con l’occasione, di acquistare questo testo godibile per quanto inconsueto sotto molti punti di vista.

Francesco Guccini - /

Francesco Guccini
Nuovo Dizionario delle Cose Perdute
(Libellule Mondadori, 2014)
Lo potete acquistare qui…

Inconsueto anzitutto per i temi trattati. In una società dove la modernità costituisce il vero valore, e anche la tradizione viene recuperata con una nuova consapevolezza e dunque riadattata alle esigenze correnti, Guccini ci consegna dei piccoli quadretti fedelmente riprodotti, porzioni monodose di un mondo che girava ad un’altra velocità e di cui molti di noi hanno perso (o semplicemente non hanno mai avuto) la cognizione, travolti dal boom economico e dallo yuppismo prima e dalla new economy poi. Una sorta di archeologia contemporanea, mirata a contestualizzare oggetti e usanze di un passato recente e che a più riprese si interroga sui motivi apparentemente introvabili che hanno portato all’abbandono di certi valori in favore di altri, senza apriorismi di sorta ed anzi con una lucida critica che mette a confronto passato e presente conferendo ad entrambi i propri meriti e, di riflesso, i propri limiti.

Inconsueto anche dal punto di vista lessicale questo “nuovo dizionario delle cose perdute”. Che in quanto tale affianca al lessico comune un glossario di parole antiche quanto ricercate, figlie anch’esse di un tempo passato, di quella “galassia Gutenberg” che oggi, con l’avvento di Internet e della televisione, ha perso la propria centralità. E dunque, oltre a recuperare il senso della cabina telefonica e dell’autoradio estraibile, nel giro di 150 pagine (indice compreso) scopriamo la meraviglia che oggi si prova di fronte a termini come ramaglie o epigoni, che assieme alla nozionistica elargita a piene mani dal Guccini riescono a mettere in imbarazzo financo una persona di media cultura.

Un testo inconsueto infine, che ci consegna un Guccini in bilico tra l’arroccamento del cattedrato e il sarcasmo di un simpatico brontolone, figlio del suo tempo e al contempo cittadino del mondo, italiano nei termini ma emiliano nelle espressioni. Un autore insomma sorprendentemente profondo e al tempo stesso gradevole, come del resto lo sono le sue canzoni.

Arriverete dunque al termine di questa lettura con in tasca molti aneddoti, qualche sorriso ed una maggiore consapevolezza del presente. Non male in fondo, se vi aspettavate di essere travolti dalla noia e da una certa inspiegabile nostalgia.

Lascia un commento