Artista in definizione

Breve (e doverosa) premessa. Ho acquistato questo libro non tanto perché mi ritenga un artista, quanto perché avevo già avuto modo di apprezzare alcuni saggi di questo autore e perché il titolo, nel momento in cui l’ho preso dallo scaffale, mi aveva ricordato un divertente trattato di Roberto “Freak” Antoni “Vademecum x giovani artisti“. Ma come spesso accade, il contenuto rinvenuto all’interno della copertina quadrata plastificata, celato tra le righe di uno stampato in bianco e nero con citazioni salienti a corredo, si è rivelato tutt’altro che scontato.

Forse non c’era bisogno di un libro per capire che la vita non è semplice. E che soprattutto alcune vite sono meno semplici di altre. Le vite degli artisti per esempio: vivaci, tormentate, leggendarie, ricche (economicamente e semanticamente) per lo meno agli occhi di noi profani che dell’arte siamo solo (si fa per dire) dei semplici destinatari e che vediamo l’arte come un approdo mistico e mitico al quale, talvolta, cerchiamo di avvicinarci. Ciascuno a modo suo: chi attraverso la tela ed il pennello, chi con la musica, chi plasmando della creta o del marmo, o anche chi (in tempi più recenti) per mezzo di un computer o di una fotocamera.

Francesco Bonami
“Mamma voglio fare l’artista! – Istruzioni per evitare delusioni” (Electa)
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Ma in fondo non è il mezzo che conta. E questa è solo una delle tante dritte che Francesco Bonami elargisce dalle pagine di questo suo breve trattato dal titolo evocativo “Mamma voglio fare l’artista!”. Un affermazione che rappresenta per certi aspetti un punto di partenza nella vita di chi, ad un certo punto, sente di dover comunicare al mondo ciò che ha dentro di se ritenendo che il suo messaggio (e implicitamente anche la modalità con cui lo si esprime) possa avere un valore culturale e, perché no, anche economico.

E dunque il voler premettere sin dall’inizio che non si tratta di una scelta facile, e che il percorso che ci separa dalla prima opera all’esposizione al MoMa di New York potrebbe durare più del previsto (senza garanzia di arrivare a destinazione, tra l’altro) costituisce di per se un secondo punto di partenza, un caposaldo attorno al quale si snodano altre (e a mio avviso molto più interessanti) considerazioni.

Man mano che si procede con la lettura del libro pare quasi che l’intento di Bonami sia da un lato quello di incoraggiare l’espressione dei propri pensieri per mezzo dell’arte e dall’altro quello di allontanare tutti quelli che vedono l’arte non tanto come un lavoro, quanto piuttosto come una speculazione, un’occasione di guadagno facile, specie in tempi come questi in cui l’arte moderna riesce a portare alla ribalta opere che (per citare un altro titotlo dell’autore) avremmo potuto fare anche noi.

Tutto questo alla luce delle esperienze del nostro, che prima ancora di essere curatore d’arte è stato artista egli stesso. Risulta pertanto inevitabile la presenza di spunti autobiografici che contestualizzano e concretizzano i suggerimenti di ciascun capitolo, a conferma del fatto che non esiste un’unica concezione (o perlomeno una concezione corretta) della vita, e che per poter vedere le cose con il dovuto distacco è necessario guardarle da tanti approdi, senza mai pensare di essere arrivati, come una frase ideale fatta di tante virgole e di incisi e mai conclusa da un punto.

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